Biofeedback: quando è utile come terapia? - Casa di Cura S.Anna - Asti
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Biofeedback: quando è utile come terapia?

Biofeedback: quando è utile come terapia?

Il Biofeedback è noto come tecnica che permette di modificare la propria attività fisiologica, con lo scopo di migliorare la salute della persona o di incrementarne le prestazioni professionali o sportive. Tuttavia, il Biofeedback è utile anche nel trattamento di alcuni disturbi comuni. Quando è utile come terapia?

A cura di dr. Marco Ermete Boido, neuropsicologo ambulatoriale presso Casa di Cura S.Anna.

Nel Biofeedback vengono utilizzati apparecchi che misurano e mostrano, in tempo reale sullo schermo di un pc, informazioni riguardo alla propria fisiologia come ad esempio, onde cerebrali, frequenza cardiaca, respirazione, tensione muscolare, eccetera. Tali informazioni, grazie al Biofeedback permettono di modificare il funzionamento fisiologico del soggetto, grazie a cambiamenti nel pensiero, nelle emozioni o nel comportamento, generando perciò una riduzione della sintomatologia legata ad alcuni specifici disturbi, oppure permettendo di ottenere prestazioni superiori. Man mano che la persona progredisce con l’apprendimento, questi cambiamenti si strutturano e radicano nel tempo senza la necessità di utilizzare ulteriormente le strumentazioni di Biofeedback.

In quali casi è utile il Biofeedback?

Il Biofeedback è indicato per il trattamento nei casi di Acufeni, Cefalee, Depressione, Ansia, Attacchi di Panico, Disturbo Ossessivo Compulsivo, Disturbo Post traumatico da Stress, e Gestione dello Stress.

Acufeni (tinnitus)

Per acufene, o tinnitus aurium, si intende un rumore che viene percepito anche in assenza di stimolazione esterna, che può derivare da molteplici cause di natura nervosa e somatica, come ad esempio disfunzioni mandibolari, cervicali, odontoiatriche. In molti casi, le cause riguardano anomalie neurofisiologiche a carico della coclea, organo deputato alla trasduzione del segnale acustico (da meccanico a elettrico). A sua volta, un malfunzionamento della coclea determina a livello centrale un’alterazione dell’equilibrio eccitatorio e inibitorio nella corteccia uditiva, che causa l’acufene come risultato sul piano percettivo. L’acufene comporta generalmente un deterioramento della qualità di vita, con problemi inerenti principalmente la sfera del sonno e tutte quelle situazioni che implicano il rilassamento. Il biofeedback può essere utilizzato in fase di valutazione, per comprendere la condizione neurovegetativa del paziente, tramite un assessment psicofisiologico (può innescare ansia e talvolta anche depressione). Questa tecnica è affiancata ad un trattamento con Stimolazione Magnetica Transcranica: insieme risultano assai performanti e risolutivi nel problema dell’acufene.
Cefalee

Per cefalea si intende un dolore assai frequente che affligge comunemente una percentuale significativa di popolazione. Esiste una distinzione fondamentale tra cefalee primarie e cefalee secondarie. Le cefalee secondarie sono quelle forme di dolore al capo sintomatiche di una specifica patologia sottostante che induce il sintomo dolore (es. meningite, sinusite acuta, tumore, cerebrale, ecc.). Le forme di cefalea primaria sono invece quelle forme di cefalea che non hanno una causa sottostante e che rispondono a precisi criteri classificativi stabiliti dalla lnternational Headache Society.

Le forme di cefalea di più comune riscontro nella pratica clinica sono le forme emicraniche (con e senza aura) e le forme di cefalea tipo tensivo. L’applicazione del biofeedback e di altre metodiche comportamentali nel trattamento delle cefalee tipo tensivo e nell’emicrania ha dimostrato, in diversi studi internazionali, una efficacia clinica significativa (oltre il 50% di riduzione in frequenza e intensità degli attacchi). Tale intervento è raccomandato per il trattamento della cefalea tipo tensivo e delle forme emicraniche in diverse linee guida tra cui quelle della American Academy of Neurology.

Stress 

Poiché la reazione da stress attiva fortemente il sistema nervoso autonomo, il biofeedback è uno degli strumenti più adatti per la gestione dello stress. Infatti, i sintomi che accompagnano lo stress cronico sono spesso associati a uno stato di iper-attivazione fisiologica e/o a una riduzione dell’attività parasimpatica/vagale. Inoltre, la capacità di recupero psicofisiologico dopo un evento stressante è un altro fattore fondamentale nella gestione dello stress. Il biofeedback costituisce un’esperienza di apprendimento che permette alla persona di migliorare allo stesso tempo l’equilibrio fisiologico di base e potenziare la propria capacità di recupero. Dopo un profilo psicofisiologico dello stress è possibile personalizzare il training di biofeedback in base al modo di rispondere allo stress di ciascun individuo.

Disturbo da stress post-traumatico PTSD (post traumatic stress disorder)

Il Neuro-Biofeedback, tramite la rilevazione dell’attività mentale, permette di lavorare su quei parametri che sono associati alla concentrazione, irritabilità, emozioni negative e rilassamento mentale. Particolarmente efficace si è dimostrato il Biofeedback per ridurre la sintomatologia da stress post traumatico, migliorare il controllo dei parametri fisiologici e instaurare un generico stato di rilassamento.

Depressione

Molti studi hanno dimostrato l’efficacia del Neuro-Biofeedback nel trattamento della depressione, permettendo un aumento della flessibilità mentale, laddove invece il disturbo causa la persistenza di un unico stato mentale. Il Neuro-Biofeedback si può anche associare al trattamento farmacologico, a psicoterapie cognitive o interpersonali qualora fosse necessario.

Ansia

Il Biofeedback si è dimostrato efficace nel ridurre i sintomi d’ansia, insegnando alla persona a indurre volontariamente uno stato psicofisico di rilassamento da sostituire allo stato ansioso.

Attacchi di panico

Un particolare protocollo chiamato Biofeedback Respiratorio ha dimostrato una impressionante efficacia nel trattamento dei pazienti con Attacchi di Panico (ADP). Il training di Biofeedback consiste in una serie di attività volte a consentire al paziente di imparare a riconoscere le alterazioni fisiologiche interne in tempi rapidi e a correggerle volontariamente, bloccando alla radice il meccanismo psicofisiologico che porta all’innesco degli Attacchi di Panico.

Disturbo ossessivo compulsivo

Nell’ambito della terapia cognitivo-comportamentale si è dimostrato particolarmente efficace il Biofeedback per insegnare al soggetto a rimanere in uno stato di rilassamento in modo da avere un maggiore controllo quando l’organismo è maggiormente attivato. Inoltre, molto efficace è risultato essere anche il Neuro-Biofeedback tramite la manipolazione di parametri che permettono un maggiore rilassamento mentale.

 

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